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teatro del falcone

L’origine del teatro, sembra legata alle attività della locanda “ad signum Falconis” sulla strada di Prè, dove si poteva alloggiare prima di addentrarsi nel centro della città e assistere a spettacoli allestiti nel giardino, soprattutto da compagnie viaggianti. Nel 1602 l’hostaria fu acquistata da Gabriele Adorno, al quale si deve la trasformazione della locanda in un vero teatro. Nel 1652 ebbe forse luogo la prima rappresentazione di un’opera la Didone di Vincenzo Rena, o, più probabilmente, Gli amori di Alessandro e Rossane di Francesco Lucio su testi di Andrea Cicognini: la Repubblica di Genova si trovava ad avere così, seconda a Venezia, la prima sala pubblica a pagamento, anche se in realtà il teatro era a uso, quasi esclusivo, dell’aristocrazia.
Nel 1679 la famiglia Adorno mise all’asta il teatro e l’acquirente, dopo non facili trattative, fu Eugenio Durazzo, protagonista poi della rinascita del teatro ricostruito e ristrutturato entro il 1705 forse su disegno di Carlo Fontana: cinque ordini in totale, quattro di palchetti in legno e una galleria comunicante con la platea per mezzo di scale simmetriche. Alla morte di Eugenio,
il nipote Girolamo Ignazio diede nuovo splendore al teatro, ampliandolo e decorandolo ulteriormente; le cronache del secolo XVIII ricordano eventi culturali e mondani fra tutti, la presenza di Carlo Goldoni nel 1763. Marcello Giuseppe, erede di Gerolamo Ignazio, entrò in possesso anche dei teatri di San Agostino e delle Vigne, ottenendo il monopolio della gestione degli spettacoli cittadini. Col passaggio dell’intera proprietà dei Durazzo ai Savoia nel 1824 e l’inaugurazione del nuovo Teatro Carlo Felice nel 1828, per l’antico Falcone iniziò un lento, ma inesorabile declino. Fu qui in ogni caso che, nel 1825 Nicolò Paganini negò al re Carlo Felice la replica della sua esecuzione , meritandosi l’espulsione dal Regno Sabaudo. A partire dal 1892 si consumò il destino del teatro, usato allora come deposito di arredi e utensili. Fatale fu l’incursione aerea del 9 maggio 1944: uno spezzone incendiario squarciò il tetto, trascinando nella rovina gran parte dei palchi. Pur auspicando un restauro conservativo, Carlo Ceschi, soprintendente ai Monumenti, affermava che il Falcone “Fu così seriamente danneggiato (…) da dover essere demolito”. Fu innalzato al suo posto, nel 1953, un nuovo edificio, pensato per diverse manifestazioni culturali, che nel 2004, dopo ulteriori restauri finanziati dal Ministero per i Beni e le attività Culturali e progettatati dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria, è stato riaperto al pubblico come sede di mostre.